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Doppia vita

Annika Langvad non avrà problemi se a causa dello sforzo per tagliare il traguardo per prima stringe troppo i denti. La biker professionista del Specialized Racing Team e futuro dentista sa come preservare il suo bellissimo sorriso e come destreggiarsi tra due carriere ugualmente impegnative. Di seguito vi raccontiamo come la Campionessa del Mondo riesce a fare tutto.

Nel piccolo appartamentino della professionista del cross country Annika Langvad a Copenaghen, ci sono due bici appese al muro come se fossero opere d’arte. Un’altra bici è installato sui rulli, davanti ad una piccola TV spenta nel soggiorno. Quello che colpisce, molto più di tutti i suoi trofei e la sua attrezzatura da ciclista, è la sua libreria stracolma di libri per un dentista in formazione. No, non appartengono ad un compagno di stanza o al partner! Fanno parte del progetto di vita della Langvad. Quando questa trentenne danese non pedala, sta trapanando denti.

Tra la vittoria del suo terzo titolo mondiale di giugno 2014 e la preparazione per i Giochi Olimpici di Rio (la prima volta che partecipava, perché a causa di un infortunio non ha corso a Londra nel 2012), in qualche modo Annika trova il tempo per aprire i libri. Studiare per esami difficile e solo parte del lavoro. Ogni tanto deve scambiare il suo outfit da fango per una divisa bianca, adatta a lavorare in uno studio medico sterile – un luogo diametralmente opposto ai verdissimi trail quando si allena in montagna.

Concentrazione, disciplina e capacità di dare le giuste priorità hanno aiutato Annika ad avere successo in due campi che non c’entrano nulla uno con l’altro. Mentre inseguiva i suoi sogni negli ultimi otto anni, è riuscita anche a trovare il tempo per una vita normale, per passare tempo con il suo ragazzo. Non è stato facile, ma come spiega Annika, ne vale la pena.

"HO DOVUTO IMPARARE A CREDERE SEMPRE CHE QUELLO CHE FACCIO E’ GIUSTO. E’ STATA DECISAMENTE LA LEZIONE PIU’ DIFFICILE."

Your Ride, Your Rules (YRYR): Quando hai iniziato a pedalare la mountainbike?

ANNIKA LANGVAD (AL): Nel 2006 mi sono trasferita a Copenaghen per studiare dentistica e mi sono iscritta in una società sportiva di triathlon per stare in forma. Quell’inverno abbiamo utilizzato la mountainbike, l’ho trovato molto divertente ed ho anche scoperto di essere abbastanza brava. L’anno successivo mi sono iscritta in una società ciclistica di mountainbike ed ho iniziato a partecipare a qualche gara amatoriale. Alla fine ho persino pedalato in qualche evento internazionale. E’ stato quello il momento in cui mi sono veramente appassionata ed ho iniziato a seguire un regime più strutturato di allenamenti per migliorare le mie capacità e per potenziare il fisico. Da allora le cose sono andate molto velocemente.

YRYR: Come riesci a combinare lo studio e gli allenamenti?

AL: Si tratta di provare, sbagliare e rifare. All’inizio ero fin troppo ottimista. Pensavo fosse possibile studiare e allenarsi a tempo pieno. Per la prima metà del 2011 ci sono anche riuscita. Ma durante l’estate, lo studio, il viaggiare e la competizione mi hanno logorata. Ero esausta, era veramente troppo. Mi ci è voluto del tempo per trovare il bilanciamento perfetto e tuttora qualche volta devo aggiustare il tiro. Devo ascoltare il mio corpo e reagire di conseguenza. Al momento penso di aver fatto una buona progettazione fino al 2017.

YRYR: Com’è diviso il tempo tra il pedalare e lo studio?

AL: Dipende molto dal periodo dell’anno. In questo momento sono totalmente concentrato sullo sport, perché non sarò sempre in grado di pedalare a livello olimpionico. Quindi al momento lo studio passa in secondo piano. Durante la stagione delle gare, quando vivo ‘con la valigia in mano’ e gareggio molto, vivo e respiro ciclismo al cento percento. Durante l’inverno ho più tempo per stare a Copenaghen e studiare.

YRYR: Quando diventerai ufficialmente una dentista?

Mi manca ancora un anno di studi e poi avrò finito. Dopo Rio sto recuperando lo studio, che è importante per il mio futuro. Se sei un’atleta femminile, devi progettare la vita famigliare con molta attenzione. E’ una cosa di cui parlo molto con mio ragazzo, Thomas. Per esempio non si può ancora pensare ai figli, ma prima o poi li vorremo. Sarebbe bellissimo vedere che le atlete femminili possono avere figli e continuare a competere ad alti livelli. Ma sfortunatamente è più facile per atleti uomini avere una famiglia e continuare a competere.

YRYR: Cosa pensano i tuoi compagni di studio ed i professori del fatto che pedali e gareggi?

AL: La dentistica è una materia difficile, ti ci devi impegnare al cento percento. Alcuni dei miei compagni e professori capiscono quello che faccio, altri no. I professori che seguono il ciclismo trovano che faccio qualcosa di unico e con loro è più facile lavorare e ricevere appoggio. Lo studio è molto impegnativo, così come lo è il ciclismo a livello professionale.

YRYR: Ti è mai capitato di applicare cose imparate durante lo studio al ciclismo in qualche modo?

AL : Sì! C’è molta pressione nello studio e nel dare gli esami. Dato che ci sono così tante prove da superare, impari a fornire prestazioni quando sei sotto pressione. Mi ha aiutato a gestire la pressione anche durante le gare.

YRYR: Come gestisci la pressione quando è troppa?

AL : Mi aiuta molto parlare con altre persone. Così la posso affrontare con maggiore razionalità. Sentire la pressione fa parte della vita di un atleta – e dell’essere una persona. Anche se hai un lavoro in ufficio o se sei una casalinga c’è sempre la pressione di voler fare bene quello che fai. Non è così solo nello sport.

"NON IMPORTA QUELLO CHE FAI, DEVI SEMPRE IMPARARE A COME GESTIRE LA PRESSIONE … NON SOLAMENTO NELLO SPORT."

YRYR: Il giorno della gara, come ti prepari mentalmente?

AL : Amo creare un’atmosfera nella quale posso ‘vuotare la testa’ e non pensare a nulla di specifico. Mi piace rilassarmi con della musica che mi fa sentire bene.

YRYR: Cosa ne pensi dei tuoi risultati finora?

AL: Non gareggio da molto tempo, e questo ha sia dei vantaggi che degli svantaggi. All’inizio, se hai talento, vincere tutto viene facile. Naturalmente ti devi allenare tanto, ma la tua testa e il tuo fisico sono ancora ‘freschi’ e non hai ancora vissuto i momenti difficili. Non sai ancora quanto è difficile sacrificare tutto, lavorare duramente, subire infortuni e dover lottare per ritornare in pista. Mi veniva facile gareggiare senza pressione e l’ho preso un po’ per scontato. Quando vai bene per un certo periodo di tempo diventa difficile arrivare ad un livello superiore e rimanerci. E’ questa la vera sfida. Da allora ho subìto infortuni e tempi difficili. Ora, anche se non ho ancora gareggiato per molto tempo, mi sento come se stessi acquistando maggiore esperienza. Posso dire ‘OK, cosa devo fare per raggiungere la condizione giusta? Cosa devo fare per fornire prestazioni al top?’ E’ una condizione mentale diversa rispetto a quando ho iniziato.

YRYR: Qual’è stata la lezione più importante che hai imparato nella tua vita?

AL : Di avere pazienza. Ed ho dovuto anche imparare a continuare a credere che quello che faccio è la cosa giusta. Questa è stata veramente la lezione più dura. Ho imparato molto dagli infortuni. La prima volta che mi sono fatta male, non ho ascoltato il mio corpo. Anche se ero stanchissima e avevo bisogno di riposare, continuavo a spingere, a gareggiare e ad allenarmi, perché non volevo deludere le persone. Ma il mio corpo non rispondeva. Ho quindi imparato che bisogna ascoltarlo e rispettarlo.

YRYR: Per te cosa significa il motto “Your Ride. Your Rules”?

AL : Per me vuol dire che l’atleta femminile non deve più adattarsi ad un mondo maschile e pedalare uguale a loro. Possono essere femminili in sella, ricevere consigli e attrezzatura specifici per donna. Significa anche che le donne vengono prese più sul serio di prima.

Creditit

Scritto da Lauren Jenkins Rivisto da Specialized Women Video di Ben Rose Fotografie di Nathan Chandler

Pubblicato

Martedì, 25 novembre 2014