Fatboy Rock e il Piano B | Nuova Zelanda

martedì 17 novembre 2015

Di Paul Smith

Fatboy Rock si trova sul versante nord del Mount Pisa nella parte centrale della regione Otago in Nuova Zelanda. Si tratta di una maestosa lastra di scisto che domina la valle Cardrona, Mount Aspiring e Wanaka. Almeno, è questo quello che pensavo, visto che non c’ero mai stato di persona. Per verificare se le mie supposizioni corrispondessero al vero, ho progettato di visitare Fatboy Rock, in sella ad una Fatboy. Il motivo principale per la scelta di questa destinazione era la corrispondenza del nome. Inoltre era un’opportunità fantastica per incontrare alcuni amici che non vedo molto spesso, fargli provare le Fatbike e infine, per la mia prima esperienza con le FatBoy sulla neve. Altre avventure che ho vissuto erano nate per ragioni molto meno convincenti.

Fonti locali ci hanno detto che non ce l’avremmo fatti ad arrivare a Fatboy Rock in sella alle nostre bici. Effettivamente, trovarono molto divertente che ci volevamo provare. Il nostro viaggio capitava, sfortunatamente, appena dopo una tempesta che aveva lasciato tracce della prima neve di stagione. Si parlava di un’altezza dello strato di neve fino alla vita a Mount Pisa. D’altro canto, le previsioni meteorologiche erano buone, visibilità ottimale e temperature notturne sui meno dieci gradi Celsius. La nostra speranza era che i racconti della neve erano esagerati, e che i locali non erano consapevoli delle capacità delle Fat Bike, e inoltre che le basse temperature notturne avrebbero creato uno strato gelato e pedalabile.

La logistica del mio viaggio prevedeva arrivare con un volo di prima mattina Wellington a Dunedin, dove ho preso una macchina a noleggio. Dopo aver preso un caffè da Tim e dopo aver fatto una sosta troppo lunga per le provviste, abbiamo intrapreso il viaggio di cinque ore verso Arrowtown per andare a prendere Anton e caricare altro materiale. Oltre alle tre fat bike, nel SUV abbiamo anche caricato sci e scarponi, nel remoto caso che i nostri fonti avessero ragione in merito alla neve. Altre due ore di viaggio ci hanno portati attraverso la Crown Range fino alla base del Mount Pisa. Il sole era tramontato molto prima che arrivassimo al punto di partenza previsto. Erano le 8 di sera, ed era molto buio.

Il percorso in off-road verso Fatboy Rock inizia con una ripida salita fino a Snow Farm Lodge: una combinazione di tracciati per sci da fondo e di piste per le prove con veicoli, contornati di parchi naturali. Questo percorso viene utilizzato per l’annuale ‘Race to the Sky’, quando macchine molto leggere ma con potenza motore di 800 cavalli si lanciano verso la vetta, percorrendo 15 chilometri con un dislivello di oltre 1000 metri. Possiamo dire che non abbiamo molto apprezzato la lunga e fredda pedalata al buio.

Snow Farm rappresentava un sovraccarico sensoriale. La prima neve invernale aveva dato il via alle prove per la stagione, quindi i spazzaneve, i camion e i gatti della neve erano usciti in numero massiccio con i lampeggianti accesi per preparare l’arrivo delle macchine per le prove sulla neve e nelle basse temperature. Ma appena abbiamo lasciato alle spalle il lodge, tutta l’attività frenetica, le luci ed il rumori sono svaniti. Oltre la cima di una collina siamo approdati ad una rete di tracciati per lo sci da fondo, che ci avrebbe portato verso Fatboy Rock, con l’aiuto di fanali sulla fronte e della pallida luce della luna. La meta per la notte era Meadow Hut, a distanza di un paio di ore sul trail. Da lì ci sarebbe volute un’intera giornato sul trail e in off road per arrivare a Fatboy Rock.

Non siamo mai riusciti ad arrivare a Fatboy Rock. Dopo soli 500 metri le bici sono sprofondate e praticamente inglobate dalla neve fresca. La descrizione di ‘neve fino alla vita’ era una stima prudente, decisamente non esagerata. Viaggiare con le bici era impossibile, anche con gomme grasse. Ma abbiamo fatto un tentativo coraggioso prima di tornare alla macchina. Le risate sulla nostra esagerata ambizione ci hanno tenute al caldo mentre cambiavamo le bici con gli sci e scarponi.

Siamo arrivati alla nostra destinazione per la notte, ma non abbiamo proseguito oltre. Non sembrava ne valesse la pena senza le bici. La destinazione omonima Fatboy Rock aveva perso lustro, ed era diventato una montagna qualsiasi. Il giorno dopo siamo tornati alla macchina e abbiamo formulato il piano B : Non Fatboy Rock.

Lo scopo di questo viaggio, semmai ce ne fosse bisogno, era di esplorare in stagione invernale, la regione delle Alpi del Sud intorno a Queenstown in sella alle fatbikes. Per alcune settimane Tim, Anton ed io avevamo studiato numerose mappe, selezionando una dozzina di percorsi a massimo mezza giornata di distanza da Arrowtown. Ora, per il piano B (Non Fatboy Rock) avevamo tre giorni, una SUV a noleggio, tre fatbikes e tanta voglia di esplorare.

La prima notte ci aveva fatto conoscere il limite delle Fat bike sui terreni invernali. Il secondo giorno invece siamo risaliti in sella sulla neve – solo con una quantità leggermente inferiore di neve. Partendo dalla pista di sci di Coronet Peak solitamente si vede un flusso continuo di biker divertendosi sulla fluida discesa del Rude Rock trail. In inverno invece, quando è coperto da uno strato spesso di neve e ghiaccio, è abbandonato. Cioè lo era fino all’arrivo di tre ciclisti con le fat bike, un veicolo navetta ed un desiderio infantile di scendere ridacchiando lungo il trail ghiacciato. Dopo sei discese e un paio di cadute, mentre il sole tramontava, abbiamo decretato la fine della seconda giornata.

La seconda notte era di lusso a casa di Anton, ci siamo concessi vino e formaggio davanti la fuoco scoppiettante nel caminetto. Mappe stese sul pavimento ci hanno aiutati a definire meglio il piano B (Non Fatboy Rock). L’ultima notte l’avremmo passata in un capanno da minatori a 1320 metri. Un po’ di neve l’avremmo trovata.

Le miniere in questa parte del mondo in genere sono miniere d’oro. Queenstown era parte della corsa all’oro dell’Otago nel 1862, dopo il ritrovo di pepite dalla grandezza di un pugno nel fiume Shotover. Il rifugio minerario al quale eravamo diretti invece faceva parte di un’operazione più avanti nel tempo, per estrarre la Scheelite. Il Tungsteno è la parte metallica della Scheelite, e viene utilizzato per la fabbricazione di acciai speciali. Era di importanza strategica durante la prima e la seconda Guerra Mondiale grazie al suo impiego negli armamenti. Così le operazioni minerario presero il via nelle colline sopra Glenorchy. Il grazioso capanno nominato Heather Jock con tre brandine è stato costruito negli anni trenta per i minatori di Scheelite.

La vecchia via di accesso alle miniera seguiva la leggera pendenza della valle, portando ad un impianto di frantumazione dei minerali ai piedi del Mount Alaska. Poi una ripida pista erbosa portava alla miniera ed al capanno, le cui pareti e tetto erano stati costruiti con fusti di acciaio appiattiti. Una patina arrugginita rivestiva il capanno nel sole pomeridiano. La capanna aveva resistito a quasi un secolo di venti feroci.

Più in basso rispetto alla neve, le fat bikes arrancavano sui tornanti del trail paludoso, le nostre gambi tesi sotto uno sforzo inumano a causa della pendenza e del terreno pesante. Abbiamo spinto le bici. Mano a mano salivamo, la neve ed il ghiaccio sul versante sud in ombra ci rendevano più semplice procedere – gli pneumatici ad alto volume d’aria ‘galleggiavano’ sulla crosta gelata, sprofondando e fermandoci solo occasionalmente. Seguivamo delle impronte verso il capanno. Eravamo in tre, e sapevamo che c’erano tre letti. Speravamo che fossero liberi tutti e tre.

Come abbiamo scoperto successivamente, l’unica essere vivente a tenerci compagnia alla capanna Heather Jock era un topo: piuttosto rumoroso, ma per fortuna non ci occupava alcun letto. Dal diario del capanno abbiamo capito che le impronte viste sulla neve appartenevano ad una persona che aveva dormito lì la notte precedente, per poi ripartire. Ci siamo goduti una tipica notte da rifugio: acciambellati nei sacchi a pelo, guardando il tramonto del sole dietro alle montagne in un’esplosione di luce gialla, rossa e viola, felici che il piano B (non Fatboy Rock) funzionasse a meraviglia.

Il terzo giorno siamo tornati alla pista della miniera, seguendo un trail in alto sul Mount Alaska e avvistando vari altri reliquie del periodo delle miniere. Le nostre fat bike hanno attraversato piste erbose ricoperte di neve, e pendii ghiaiosi verso l’entrata della miniera, completa di bulldozer arrugginito. Sorprendentemente è rimasta attiva fino agli anni sessanta, i minerali venivano portati all’impianto di frantumazione su slitte trainate da cavalli, per poi essere trasportati a bordo di battelli a vapore sul Lago Wakatipu fino a Queenstown.

A questa altezza, sotto la linea della neve, il trail scivoloso che portò fino alle gole ha messo a dura prova le capacità tecniche, sia delle bici che le nostre. In un lampo abbiamo percorso gli ultimi dieci chilometri di downhill fino alla vecchia pista di accesso. Abbiamo scoperto che le fat bikes possono anche ‘volare’ , a volte intenzionalmente, che le gomme grasse offrono grip, e che i freni a disco meccanici rovinati dall’uso non fermano una bici lanciata ad alta velocità su di una discesa su fondo bagnato.

Tornando a Dunedin, Tim ed io abbiamo preso una deviazione verso Wanaka per rendere le bici che ci erano stati prestati oltre alla chiave del capanno sul Mount Pisa che non avevamo mai raggiunto. Le guide alpine e le persone che gestiscono i rifugi che erano ‘le nostri fonti’ in merito alla situazione sul Fatboy Rock, hanno annuito educatamente quando abbiamo spiegato che con le fat bikes non ce l’avevamo fatto ad arrivare molto oltre lo Snow Farm. Il personale del Rivenditore Specialized erano entusiasti di ascoltare le nostre avventure sul Mount Pisa, sui trails ghiacciati esplorando le vecchie miniere sopra Glenorchy. Queste reazioni riflettevano perfettamente il contenuto del piano A (Fatboy Rock), e del piano B (Non Fatboy Rock)

Non ho dubbi che Fatboy Rock è semplicemente una roccia sul fianco di una collina. Non è maestoso, probabilmente è deludente. Ma come spunto per dare inizio ad un’avventura, va benissimo.

L’ATTREZZATURA

FATBOY COMP CARBON
La Fatboy Comp è efficiente e resistente.

AIRNET
Il casco Airnet fornisce il giusto mix di funzionalità, prestazioni e stile per il ciclista che ama le esplorazioni sulle due ruote.

RECON MIXED
Disegnata per i ciclisti che non fanno inversione quando la strada diventa un sentiero con la ghiaia.